La dieta chetogenica è una terapia alimentare nata negli anni ’20, quando alcuni studi ne dimostrarono gli effetti positivi sul trattamento dell’epilessia. Questa dieta è terapeutica: non c’è nessuno studio che la identifichi come dieta ideale da seguire per un soggetto sano, ma brevi periodi di chetogenica potrebbero essere utili anche nei soggetti sani. Scopriamo il meccanismo.

Questo schema alimentare si basa sulla capacità del nostro organismo di utilizzare con grande efficacia le riserve lipidiche quando la disponibilità di carboidrati venga notevolmente ridotta. I meccanismi fisiologici attivati in questa situazione riducono l’eventuale uso di proteine a scopo energetico, proteggendo la massa magra e riducendo in maniera notevole la sensazione di fame, rendendo quindi la dieta più facile da seguire.

Alcuni organi e tessuti come cervello, sistema nervoso centrale e fibre muscolari di tipo II, in carenza di glucosio possono utilizzare delle sostanze derivate dalle scorte lipidiche: i corpi chetonici. In condizioni normali la loro concentrazione è molto bassa ma in situazioni particolari, come un digiuno prolungato, un lungo periodo a bassi carboidrati o dopo sforzi fisici intensi, sale in misura notevole. L’aumento della concentrazione dei corpi chetonici è un meccanismo fisiologico per far fronte alle disponibilità limitate del cibo nel nostro passato di cacciatori-raccoglitori ed è definito chetosi.

La riduzione dell’apporto dei carboidrati promuove la mobilitazione dei grassi dai tessuti di riserva e la loro utilizzazione a scopo energetico.

I chetoni in eccesso, non utilizzati nei tessuti, vengono eliminati attraverso la respirazione in forma di acetone, e tramite le urine, dove l’eccesso di acidità è tamponato da contemporanea eliminazione di sodio, potassio e magnesio: l’aumentata escrezione di sali è un fatto di cui tenere conto durante una dieta di questo tipo.

Tra i disturbi più comunemente riportati, specie nei primi giorni, ci sono mal di testa, che in genere scompare una volta raggiunta la chetosi, e stitichezza, dovuta alla decisa riduzione del volume di cibo consumato: per questo è importante mantenere un elevato consumo di acqua.

Per impostare una dieta chetogenica bisogna calcolare il coefficiente chetogenico: k ratio, che è un rapporto che indica la potenzialità di entrare in chetosi con il pasto che abbiamo preparato.

È necessaria una prima fase di adattamento e poi si può essere più flessibili. La dieta è composta dal 65-75% di grassi, 15-25% di proteine e 0-5% di carboidrati.

Questo tipo di dieta permette di sbloccare una situazione di stallo: quando il corpo non riesce a perdere peso potrebbe essere utile fare un breve periodo di chetogenica per insegnare alla cellula ad utilizzare i grassi come fonte energetica e non solo il glucosio proveniente dall’alimentazione. Una cellula che sa utilizzare i grassi correttamente è una cellula di qualità. Lo stesso effetto si può ottenere anche grazie al digiuno intermittente di cui ho già parlato.

È una dieta iperproteica? Bisogna mangiare tanta carne? Non necessariamente. Sicuramente è una dieta fortemente ipoglucidica, infatti il quantitativo di pasta, pane o frutta è praticamente pari a zero.

Però, si può impostare una dieta chetogenica anche vegana: certo, più restrizioni mettiamo, più sarà una dieta difficile da seguire per lungo tempo.

Al termine della dieta chetogenica, bisogna essere guidati al progressivo reinserimento dei carboidrati, con un passaggio graduale ad uno stile di vita alimentare sostenibile nel lungo periodo, una vera dieta mediterranea che permette di mantenere i risultati raggiunti nel tempo, tasto dolente in molti percorsi di dimagrimento.

Quando è sconsigliata? Se si soffre di diabete di tipo 1, insufficienza renale o il livello di stress è troppo elevato non è la scelta migliore da adottare.

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