In questo articolo ti voglio parlare di una problematica di difficile diagnosi e di difficile gestione, la sensibilità alimentare al nichel.

Partiamo come sempre dalle basi, ti illustro che cos’è il nichel e dove si trova.

Il nichel è un oligoelemento onnipresente: nel suolo, nell’acqua, nell’aria e nella biosfera.

La maggior parte del nichel prodotto nel mondo viene utilizzato per la fabbricazione di acciaio inossidabile (inox 18/10) utilizzato per produrre attrezzature e contenitori per la lavorazione e la cottura degli alimenti.

La variabilità del contenuto nel suolo varia in funzione del tipo di terreno, dell’impiego di fertilizzanti sintetici e pesticidi, della contaminazione del suolo con rifiuti industriali e urbani, della distanza dalle fonderie di nichel, dal contenuto di nichel della falda acquifera nelle immediate vicinanze di quel terreno.

Data questa variabilità di contenuto di nichel nel suolo e nell’acqua, ne consegue che sia variabile anche il contenuto di nichel nei tessuti vegetali e animali, anche se mediamente il contenuto di nichel dei tessuti vegetali è quattro volte superiore rispetto a quello presente nei prodotti animali (carne, latte e derivati, uova).

Ulteriore variabile è legata alle stagioni che possono influenzare la concentrazione di nichel nei vegetali: è stato osservato un aumento della concentrazione di nichel in primavera e autunno, e un dimezzamento durante l’estate.

Per questi motivi è estremamente difficile quantificare con precisione l’assunzione quotidiana di nichel attraverso cibi e bevande. Per lo stesso motivo non esiste la dieta “senza nichel”, ma piuttosto delle indicazioni nutrizionali che mirano a ridurne il più possibile l’apporto.

Quali reazioni può causare il nichel?

I sintomi di sensibilità al nichel possono essere di due categorie: cutanei ed extracutanei.

Rientrano nella prima categoria: eczema, orticaria, dermatite. Fanno parte invece dei sintomi extracutanei i sintomi gastrointestinali (nausea, bruciore di stomaco, dolore addominale, aftosi ricorrente, flatulenza…), respiratori (asma e rinite), neurologici (cefalea, generalizzati (febbre, dolore alle articolazioni, stanchezza, ecc).

Quando si valutano diverse fonti della letteratura per definire i gruppi di alimenti ad alto contenuto di nichel ci si trova di fronte all’assenza di univocità e a differenze non modeste fra le varie tabelle.

L’approccio di base, che deve essere super personalizzato sul paziente, comprende due fasi.

FASE 1: evitamento delle fonti di nichel (siano esse ambientali e/o alimentari).

FASE 2: reintroduzione (dieta per saggiare la tolleranza individuale).

La durata delle fasi può variare a seconda dello stato di partenza del paziente e dei suoi sintomi. Di solito si inizia con evitamento di 15/30 giorni.

Che cosa devi evitare?

Innanzitutto i cibi che sono ad alto contenuto di nichel: cereali integrali e derivati (in particolare mais e avena), legumi (comprese le arachidi e la soia), noci, mandorle, nocciole (frutta a guscio in genere), semi oleosi, cacao e cioccolato, asparagi, cipolle, porri, cavoli e broccoli, carciofi, aglio, funghi, spinaci, pomodoro, pere, prugne, frutta essiccata. Sono da evitare alcune varietà di pesci che mostrano un’alta concentrazione di nichel come tonno, aringhe, crostacei, salmone e sgombro. Tè e caffè andrebbero assunti in quantità moderata, preferendo il tè bianco. Inoltre, si devono eliminare il cibo in scatola in cui il nichel si dissocia dalla lega della lattina, l’utilizzo della carta stagnola per cuocere al cartoccio o per avvolgere i cibi, gli utensili nichelati, pentole e mestoli in acciaio inox 18/10 che è una lega di Cromo e Nichel (18% di Cromo e 10 di Nichel) e di ceramica decorata (nelle vernici è presente Ni).

Se soffri di allergia alimentare al nichel, ti consiglio però di concentrarti su ciò che puoi mangiare, anche se all’inizio le giornate potranno essere un po’ monotone, lo scopo finale è quello di riuscire a reintrodurre diversi alimenti.

In fondo all’articolo trovi un esempio.

La reintroduzione rappresenta il momento più delicato di tutto il percorso e la struttura del piano dipenderà dalla variabilità individuale e dalla gravità delle manifestazioni e dei sintomi del paziente. Si inizia sempre con l’inserimento di piccole quantità di cibi a medio contenuto di nichel, non tutti i giorni ma uno o due a settimana, tenendo un diario che aiuti a controllare l’eventuale manifestarsi di reazioni avverse.

Andranno tutti testati gradualmente e con pazienza.

Lo scopo di tutto il percorso nutrizionale è quello di arrivare a variare il più possibile la dieta, senza che questa sia la causa dello scatenarsi di sintomi e reazioni avverse.

Ricorda che tutte le indicazioni che ti fornisco nei miei articoli, non si sostituiscono al parere medico: il mio consiglio è di rivolgersi sempre ad un professionista della salute che sia capace di fornirti indicazioni precise, puntuali e personalizzate sul tuo stato di salute e sulle tue esigenze e necessità.

Esempio

Colazione

Infuso allo zenzero + Pane non integrale + Prosciutto crudo DOP

Pranzo

Riso basmati + Platessa + Scarola ripassata

Cena

Crema di zucca + Frittata + Patate